Carnet de voyageOttobre 2026

BordeauxTre giorni
dentro la leggenda

Quattro viaggiatori. Due rive. Un itinerario nel cuore del vino.

Inizia il viaggio
La corte e il giardino di Château La Mission Haut-Brion, prima tappa del viaggio
01 / La Mission Haut-BrionPessac-Léognan · Francia

01 · La rotta

Tre giorni.
Due rive.

Prima Pessac-Léognan, poi la strada dei grandi châteaux del Médoc. Il terzo giorno cambia la prospettiva: Pomerol e Saint-Émilion, sulla riva destra. Tre giornate, tre paesaggi del vino.

I

19 ottobre

Pessac-Léognan

Château La Mission Haut-BrionEntra nella visita
II

20 ottobre

Médoc

Margaux · Palmer · Léoville Barton · Léoville PoyferréProssimamente
III

21 ottobre

Libournais

Pomerol · Angélus · Saint-Émilion · Beauséjour Duffau-LagarrosseProssimamente

19 ottobre · I primi istanti

Varcare
la soglia.

Il cancello, il vigneto, il primo incontro con La Mission. Due brevi filmati aprono la visita e restituiscono la dimensione del luogo prima di entrare nella corte.

Un dettaglio da osservare

Il ferro lavorato del cancello anticipa le geometrie della proprietà: una soglia fra la strada e il ritmo più raccolto della visita.

Film 01 · L’arrivo

Il cancello e le vigne

L’ingresso della proprietà: il punto in cui il viaggio diventa visita.

Film 02 · Il vigneto

Il primo sguardo sul vigneto

Le vigne di La Mission, prima del passaggio agli edifici storici.

02 · Pessac-Léognan

Château
La Mission
Haut-Brion

Un luogo in cui pietra, silenzio e precisione tecnica parlano la stessa lingua.

A pochi chilometri dal centro di Bordeaux, fra Talence e Pessac, La Mission Haut-Brion guarda verso la vicina Haut-Brion. Le due proprietà condividono la grande terrazza ghiaiosa delle Graves, conservando ciascuna la propria identità.

Pessac-LéognanCru Classé de GravesDomaine Clarence Dillon
Due nomi, due storie nella classificazione

Classificazione 1855

Château Haut-Brion

Premier Cru ClasséL’unico château delle Graves compreso nella storica classificazione dei grandi rossi.

Classificazione delle Graves

Château La Mission Haut-Brion

Cru Classé de GravesAppartiene alla classificazione delle Graves. La sua fama internazionale accompagna questa qualifica, distinta dal titolo di Premier Cru del 1855.

Due classificazioni differenti, entrambe fondamentali per comprendere la gerarchia storica di Bordeaux.

Taccuino del territorio

Il suolo,
prima dell’etichetta.

Le graves sono ciottoli e ghiaie, in gran parte quarzosi, disposti su un sottosuolo di argille, sabbie e calcare. I rilievi del terreno favoriscono il drenaggio: il carattere del luogo comincia sotto i filari.

I rossi
Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc
I bianchi
Sémillon e Sauvignon Blanc
Il terroir raccontato dalla tenuta ↗
29ha

Il vigneto della proprietà
circa 25 a rossi, oltre 4 a bianchi

La corte: pietra chiara, siepi e una prima prospettiva sul complesso storico
La Mission Haut-Brion19 ottobre 2026 · Archivio personale
01

19 ottobre · La corte

Il primo incontro, da vicino.

La veduta d’insieme lascia spazio ai dettagli: i coronamenti della facciata, le finestre in pietra, il ferro lavorato della lanterna e il disegno del giardino. Il secondo scatto aggiunge la presenza dei viaggiatori alla geografia del luogo.

La facciata e il passaggio verso il giardino
Un ricordo personale nella corte, all’inizio della visita

La memoria del luogo

Quasi cinque secoli,
sei passaggi decisivi.

1540

Le origini

Arnaud de Lestonnac acquista il primo nucleo della futura proprietà.

1682

I Padri della Missione

La tenuta passa ai Lazzaristi, che sviluppano il vigneto e la reputazione dei suoi vini.

1698

La cappella

Viene costruita e consacrata Notre-Dame d’Aubrion, riferimento spirituale della tenuta.

1919

La famiglia Woltner

Frédéric Otto Woltner acquista La Mission e avvia una nuova stagione tecnica.

1983

La famiglia Dillon

Domaine Clarence Dillon acquisisce La Mission, già legata storicamente alla vicina Haut-Brion.

2009

Una nuova architettura

Si inaugurano Grand Chai, chiostro, sala di degustazione e nuovi giardini.

03 · Pietra e simboli

Una cantina
con un’anima.

La visita procede per contrasti: il rigore del giardino, la luce colorata della cappella, il segno della croce che ritorna nei muri e nei pavimenti, la geometria quasi liturgica delle barrique.

Il giardino formale
Acqua, pietra e simmetria

Il paesaggio

Un ordine che prepara lo sguardo.

Prima della cantina, il giardino impone una pausa. Le linee delle siepi, le vasche e la pietra chiara costruiscono un passaggio graduale dal vigneto agli spazi di lavoro.

La cappella · 1698

La luce
della memoria.

Nelle vetrate il blu, il rosso e l’oro interrompono la sobrietà della pietra. Le figure, le decorazioni e la luce che le attraversa danno alla cappella una scala intima, diversa dalla monumentalità della cantina.

Da guardare da vicino

Le fotografie avvicinano due linguaggi: il disegno minuzioso del vetro e la semplicità delle pareti. Nelle vetrate si distinguono figure e scene sovrapposte; nell’interno, statue, legno scuro e pietra chiara riportano lo sguardo all’insieme.

La vetrata principale
La cappella consacrata nel 1698
Dettagli della narrazione figurata
Il simbolo nel pavimento

Un segno ricorrente

Dalla cappella alla bottiglia.

L’emblema accompagna il percorso: scolpito nella pietra, inserito nei pavimenti, dipinto sulle pareti e impresso nel vetro. Un sistema visivo coerente, secoli prima che si parlasse di identità di marca.

Il simbolo nella pietra

04 · Il Grand Chai

Una cattedrale
per il vino.

Il Grand Chai, inaugurato nel 2009, impiega pietra delle cave di Frontenac. Colonne, volte e file di barrique trasformano l’affinamento in una prospettiva monumentale: lo sguardo segue il pavimento, attraversa le arcate e si perde nella profondità della sala.

2009Inaugurazione del Grand Chai, del chiostro e dei nuovi giardini
02

16:07—16:09 · Dentro il chai

L’architettura incontra il lavoro.

Dal camminamento rialzato lo sguardo attraversa colonne, pavimento geometrico e file di botti. Il carrello tra le barrique ricorda che questo spazio monumentale è, prima di tutto, una cantina in attività.

La prospettiva dal camminamento: uno spazio di affinamento e di lavoro
Seguin Moreau · Il marchio del bottaio e la data impressa sul legno

Leggere una barrique.

La fotografia mostra la firma della tonnellerie e il numero 2026. È una marcatura della botte: da sola non identifica l’annata del vino che contiene. Un dettaglio tecnico da osservare senza confonderlo con l’etichetta di una bottiglia.

Il tempo dell’affinamento18—20 mesi

La misura del legno.

Per il rosso di La Mission, la tenuta indica un affinamento in barrique di 18–20 mesi. La quota di legno nuovo viene modulata secondo l’annata: l’obiettivo è accompagnare l’evoluzione del vino mantenendo l’equilibrio con la sua materia.

I travasi tradizionali à l’esquive separano il vino dai depositi. Dietro la simmetria delle botti c’è questo lavoro paziente, ripetuto e preciso.

Il savoir-faire della proprietà ↗
Il gruppo con la guida: la visita diventa racconto condiviso
Dante, Diego, Marco e Massimo · Il ritratto nel Grand Chai

05 · La degustazione

Due identità.
Un dialogo nel calice.

La Clarté, i due secondi vini e i due grands vins: cinque etichette collegano La Mission Haut-Brion alla vicina Haut-Brion. Dopo la pietra, le vigne e il legno, la visita trova qui il suo centro.

Tasting room19 · 10 · 2026

16:21 · La sala di degustazione

Dal silenzio del chai
alla conversazione.

Pareti blu, boiserie, parquet geometrico: la sala cambia il ritmo della visita. I quadri e le bottiglie dialogano con un ambiente raccolto, dove l’attenzione passa dall’architettura alla tavola.

La storia ufficiale della tenuta ricorda il lavoro di maestranze italiane del legno e una collezione di incisioni originali di Albrecht Dürer nella sala di degustazione. Arte e artigianato aggiungono un’altra dimensione alla visita, accanto alla memoria del vino.

Film 03 · Ore 16:21

Dentro la sala blu

La boiserie blu, le cornici e le bottiglie: uno sguardo dentro la sala.

16:21—16:22 · Le bottiglie esposte

Bianco e rosso,
la firma di La Mission.

Nei cofanetti, due bottiglie in esposizione dell’annata 2021. Il blanc racconta l’altro volto della tenuta: un bianco secco legato al Sémillon, un tempo conosciuto come Laville Haut-Brion. Il rouge porta sull’etichetta l’immagine della proprietà appena attraversata.

Château La Mission Haut-Brion Blanc 2021 · In esposizione
Château La Mission Haut-Brion Rouge 2021 · In esposizione

Il taccuino della degustazione

Un bianco.
Due coppie di rossi.

Le cinque bottiglie assaggiate, raggruppate per leggere il confronto: il bianco condiviso, i secondi vini, i grands vins. I quattro rossi sono tutti del 2017; La Clarté è del 2023.

Le blanc · Due proprietà

01

La Clarté de Haut-Brion

2023Un bianco che riunisce uve di Château Haut-Brion e Château La Mission Haut-Brion. È il punto d’incontro fra le due proprietà: il nome La Clarté accompagna un’identità condivisa, accanto ai rispettivi grands vins bianchi.

La Mission · Second vin

02

La Chapelle de La Mission Haut-Brion

2017Il secondo rosso di La Mission prende il nome dalla cappella costruita dai Lazzaristi nel 1698. Dopo averne attraversato gli spazi, ritrovare il suo nome sull’etichetta rende immediato il legame fra il luogo e il vino.

Haut-Brion · Second vin

03

Le Clarence de Haut-Brion

2017Già conosciuto come Château Bahans Haut-Brion, porta dall’annata 2007 il nome di Clarence Dillon. La proprietà lo presenta come un secondo vino capace di esprimere lo stile di Haut-Brion raggiungendo la maturità più rapidamente del grand vin.

La Mission · Grand vin

04

Château La Mission Haut-Brion

2017Cru Classé de Graves, è il rosso della tenuta che ci ospita. L’assemblaggio varia con l’annata: il 2017 fotografato sul tavolo permette di mettere in relazione la visita al chai con il vino che ne esprime il lavoro.

Haut-Brion · Grand vin

05

Château Haut-Brion

2017Premier Cru Classé 1855, unico château delle Graves nella classificazione dei rossi. Il confronto con La Mission nella stessa annata, il 2017, offre una chiave di lettura preziosa: due identità vicine, osservate attraverso il medesimo millesimo.
Film 04 · Ore 16:39

Il vino, finalmente nel calice

Il calice di rosso, la bottiglia di Haut-Brion e i compagni di viaggio: il momento conclusivo della degustazione.

16:39 · L’ultimo sguardo

Il luogo diventa
un ricordo.

Il calice in primo piano, la bottiglia di Haut-Brion, i volti attorno al tavolo. Il filmato raccoglie la parte più personale della visita: il vino vissuto insieme, dentro il luogo in cui nasce.

La Mission rimane così nella memoria: la luce della corte, i colori della cappella, la profondità del chai e infine questa conversazione, prima di ripartire.

Fine del primo capitolo

Il viaggio continua

Dal Médoc
a Saint-Émilion.

Il secondo capitolo entrerà a Château Margaux, Palmer, Léoville Barton e Léoville Poyferré. Il terzo attraverserà Pomerol e Saint-Émilion, fino ad Angélus e Beauséjour Duffau-Lagarrosse.

Prossimo aggiornamentoCapitolo II · Médoc
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